11.03.2016 – Giulia Bersani Solo Exhibition

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“Vietato lamentarsi, vietato pensare, vietato piangere” with Giulia Bersani

Perché hai scelto la fotografia analogica?
Per caso. All’ inizio il problema era che non avevo soldi per comprare una reflex digitale, allora ho provato quella analogica che usava mio papà negli anni 80 e mi sono formata fotograficamente usando la pellicola. Adesso, per abitudine o per gusto, non riesco proprio a passare al digitale.

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Quanti anni avevi quando hai scoperto la passione per la fotografia?
18 anni, facevo l’ ultimo anno di liceo e mi sono iscritta al corso di fotografia per guadagnare crediti scolastici.

Cosa influenza la tua fotografia?
Principalmente la mia vita personale. Poi anche le storie degli altri, quello che vedo per strada e su internet, il lavoro di altri giovani fotografi in cui mi ritrovo.

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Cosa ti ha influenzato di creare libri fatti a mano?
Sono sempre rimasta molto legata alla mia infanzia e da bambina mi piaceva molto creare libri e scrivere storie con il materiale che trovavo in casa. Penso che creare un oggetto direttamente a mano e farlo arrivare nelle mani di qualcun altro sia un gesto con una potenza espressiva enorme. In più adoro la semplicità ed è stato bellissimo dire “voglio fare un libro; adesso prendo carta, forbici e penna e lo faccio”.

Cosa vuoi che la gente a prendere lontano dal tuo lavoro?
Credo che ognuno si possa rispecchiare nelle mie fotografie. Ognuno può trovarci una parte della sua esperienza umana interpretandole e lasciandosi suggestionare. Mi piace molto l’ idea che il mio punto di vista possa entrare in contatto con quello degli altri, regalando sensazioni ed emozioni ogni volta diverse; è bellissimo quando le persone mi ringraziano perché guardando le mie foto si sentono meno sole.

Cosa ti motiva a continuare a prendere fotografie?
Non ho bisogno di motivazione, è una necessità. Non riesco a farne a meno perché ormai la fotografia fa parte del mio linguaggio; senza di questa non riuscirei ad esprimermi e mi sentirei incompleta.

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